exhibition


Stile Libero


Simone Ciglia e, a volte, Daniela d’Arielli
La filosofia nasce dalla meraviglia dell’uomo davanti allo spettacolo del mondo. Di fronte alla molteplicità delle cose in natura e al loro continuo cambiamento, è scaturito l’interrogativo sulla loro genesi e su quale fosse la loro sostanza. Questa prima domanda, che è stata posta nel VI secolo avanti Cristo in Grecia, ha segnato la nascita della filosofia occidentale. Il problema principale che ha impegnato il pensiero presocratico è stato quello della ricerca dell'arché: l'elemento primordiale da cui traggono origine tutte le cose, ciò che rimane unico ed eterno, la forza o legge che spiega il ciclo della nascita e della morte. Alcuni – come Anassimandro – individuano l’arché in un concetto astratto, quello di indefinito, chiamato apeiron. Altri hanno pensato di identificarlo in un elemento fisico, come l’aria secondo Anassimene con il suo principio di condensazione e rarefazione. Anteriormente a loro quello che è considerato il primo di tutti i filosofi, Talete, aveva riconosciuto l'arché nell'acqua. Anche l’arte di Daniela d'Arielli sembra risalire alla ricerca di quello stesso principio. Il suo universo formale è governato dalla metafora visiva della liquidità. Come in molta pittura contemporanea, l’incipit è scandito dalla fotografia, eseguita immergendo l'apparecchio all'interno di contesti fluidi (come piscine e fontane). Questa mediazione genera un punto di vista eterodosso e toglie consistenza alle cose. La foto diventa quindi traccia visiva per il quadro, in una pratica che incrocia diversi media. L'operazione sulla tela è tutta giocata sui valori della superficie, tramite il ricorso a campiture piatte e colori fluorescenti, che alterano la reale scala cromatica. Il risultato è una pittura situata sul crinale tra astrazione e figurazione, cangiante e mobile, che fa appello al puro piacere visivo. Un’arte che si colloca in un punto di passaggio, quel cambiamento di stato che caratterizza la materia, e che comunica la sua instabilità, la sua impermanenza. Un mondo fluttuante. Quando le ho chiesto come fosse avvenuta la scelta dell'acqua come elemento generativo della sua opera, l’artista mi ha risposto: L’acqua è fluida, cambia incessantemente forma, consistenza, colore e proprietà. Nelle sue mille forme l’acqua permea letteralmente tutta la natura ed è il bene più prezioso per la vita. Nell’acqua non esiste caduta, il peso diventa inconsistente e ogni movimento agevole, è uno spazio che non presenta elementi ostili, perché semplicemente è esso stesso ostile - pur nella sua accoglienza - alla vita dell’uomo. Questo elemento che accompagna l’uomo dalla sua comparsa sulla terra, continua a sciabordare anche nel pensiero contemporaneo. Infatti liquido è l'aggettivo che il sociologo Zygmunt Bauman ha utilizzato per descrivere il nostro tempo, e che in un crescendo coinvolge tutti gli aspetti dell’esistenza: amore liquido, paura liquida, vita liquida, modernità liquida. Le istituzioni e le strutture su cui hanno poggiato le generazioni precedenti si sono dissolte, e gli individui devono rinegoziare di volta in volta le proprie strategie, all'interno di uno scenario in continuo mutamento: le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescono a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo. L’opera di d’Arielli è in primo luogo un’affermazione decisa della pittura. Alla mia domanda sulla scelta di questo medium, l’artista mi ha risposto che per quanto a volte inadeguata, la pittura rimane un linguaggio il quale, se si vuole, può avere ancora una forte aderenza alla realtà. In questa occasione e per la prima volta d’Arielli abbandona anche i confini della tela per avventurarsi nello spazio reale, con un intervento di tipo installativo. L’artista intende mettere in questione il nostro sguardo sulle cose. Il consueto angolo su cui si fonda la visione umana - situato lungo l’asse frontale correlato alla stazione eretta - viene esteso in due direzioni opposte, verso l’alto e verso il basso: il soffitto e il pavimento diventano così i luoghi che accolgono l’opera. L’invito è quello a prestare una nuova attenzione alle cose, a rieducare i nostri occhi. Ero curioso di conoscere le ragioni di questo cambiamento. L’artista mi ha risposto così: Da tempo lavoravo al progetto di dipingere un soffitto per enfatizzare ancora di più la sensazione di trovarsi realmente sott'acqua. La realizzazione di questo “affresco” è stata quindi un'evoluzione naturale del mio lavoro, che mi ha permesso di cambiarne la “prospettiva” restando strettamente legata alla mia ricerca e alla tanto anelata e importante tradizione pittorica. Questa stanza ha poi influenzato tutto il contesto espositivo. Da qui, la scelta di esporre piccoli disegni fatti con squame, matita e acrilico rosso adagiati su tronchi disseminati nelle restanti due stanze della galleria; come pensieri galleggianti tra le nostre radici e la vita fuori di noi. L’aspetto installativo che ha acquistato la mostra ha sorpreso anche me. Tutto è nato in conseguenza a ciò che volevo mostrare e a come lo stavo facendo. Trovarsi in un luogo in cui fuori ci fosse acqua e all’interno un giardino di pensieri. Riuscire a non appendere nulla sulle pareti - mostrando anche lo spazio e non usandolo solo per mostrare - non lo trovo un esercizio di stile, ma uno sguardo più attento al proprio lavoro indissolubile dalla realtà circostante. Argomento privilegiato del discorso di d’Arielli è la natura e la fragilità della sua bellezza. Questo incontro sembra guidato dalle parole di Robert Burton, che qui lascio a mo’ di congedo: I cieli, il sole, stelle e i loro moti, l’aria, le acque crescono e calano per insegnarci che dovremmo essere sempre in movimento.

Stile Libero


Simone Ciglia and, sometimes, Daniela d’Arielli
Philosophy is the result of human amazement before the wonders of the world. Facing the variety of things in nature and their constant changes, humans began to wonder about their genesis and their real essence. The first people to wonder about these things were the Greeks in the 4th century BC, paving the way for Western philosophy. Indeed, the pre-Socratic thought mainly focused on the search for the arché: the primeval element that originates all things, the element that stays unique and endless through the changes of the world, the force or law that explains the birth and death of all things. This idea belongs to a view that was called hylozoism (from the Greek hýle = matter + zóon = living), as it considers nature as a living and animated whole. Some – like Anaximander – find the arché in an abstract and indefinite concept called apeiron. Others identified it with a physical element like air that, according to Anaximenes, surrounds all things and creates life thanks to its condensation and rarefaction principle. Before them, Thales of Miletus – considered the very first philosopher – had identified the arché with water. His original words have been lost but Aristotle reports the philosopher's though, according to which the nourishment of all things is humid, and is created and lives in humidity […] the seeds of all things have a humid nature and water is […] the principle of their nature. Daniela d'Arielli seems to be in search for the same principle. Her formal universe is governed by the visual metaphor of liquidness. As for many other contemporary painters, the origin is a photograph, taken by plunging the camera into fluid environments (such as swimming pools and fountains). This creates a heterodox point of view and strip things of their consistency. Thus, the photograph becomes the visual outline for the painting, resulting in a practice that uses different media. The work on the canvas is all based on the surface values, using flat backgrounds and fluorescent colours that alter the real chromatic scale. The result is a painting that stands halfway between abstract and figurative art, changing and mutable, mainly appealing to sheer visual pleasure. A kind of art that marks a passage, a change of status that characterizes matter and communicates its variability, its impermanency. A fluctuating world. When I asked her why she chose water as the generative element of her work, the artist said: Water is fluid, it constantly changes its shape, consistency, colour and properties. With its many forms, water literally permeates all aspects of nature and is the most precious element for life. In water there is no gravity, weight becomes insubstantial and any movement is easy; it's an environment that features no hostile elements, as it is hostile to human life in itself, in spite of its hospitability. This element that lives side by side with mankind since its appearance on the planet keeps sloshing into the contemporary thought as well. As a matter of fact, liquid is the adjective used by sociologist Zygmunt Bauman to describe our time, increasingly involving all the aspects of human life: liquid love, liquid fear, liquid life, liquid modernity. The institutions and structures that held the previous generations have melted, and people have to renegotiate their strategies over and over again, within a constantly changing scenario. A society can be described as "liquid-modern" if the situations in which humans operate change before their behaviours manage to consolidate into habits and procedures. Liquid life, as liquid society, cannot keep its shape or stay on course for long. (Zygmunt Bauman, Liquid Life, 2006) D'Arielli's work is first of all a strong exploit of painting. When asked about the choice of this medium, the artist expressed her awareness that painting has been somehow overwhelmed by its own history and authoritativeness; but, at the same time, she said that although sometimes inappropriate, painting is still a language that can have a strong connection to reality, if required. In this occasion, and for the first time, d’Arielli leaves the canvas – which had represented the territory of her research until now – and ventures out into the real space, with an installation. The artist aims to question the way we look at things. The typical visual angle of human vision – usually located along the frontal axis related to the standing position – is extended in two opposite directions, upwards and downwards: thus, the ceiling and floor become the surfaces that host the artwork. It's an invitation to pay a new kind of attention to things, to re-train our eyes. I was curious to understand the reasons for this change. I wanted to know whether it was a natural evolution within her work or she was influenced by the exhibition space of the gallery. This was the artist's answer: all my painting takes place under the water. Like glances that peer at a naturally distorted reality from under the water. I have been working for a long time on a project that involved painting a ceiling, to emphasize the feeling of really being underwater. Thus, the creation of this "fresco" was a natural evolution of my work, allowing me to change its "perspective" while keeping a close relationship with my research and the so coveted and important pictorial tradition. Then, this room has obviously influenced all the exhibition context. Hence the choice to display small drawings made with scales, pencil and red acrylic colour, lying on tree trunks scattered in the other two rooms of the gallery; like floating thoughts between our roots and life outside ourselves. I was actually surprised by the way this exhibition turned into an installation. It was really the result of what I wanted to show and how I was doing it. Being inside a place surrounded by water and hosting a garden of thoughts. Being able to avoid hanging anything on the walls – thus showing the space too, instead of using it to display – is not just an exercise in style for me, but rather a way to take a closer look at my own work that cannot be separated from the surrounding world. The main subject of d’Arielli's work is nature and the fragility of its beauty. Art and nature meet in her work, as if guided by Robert Burton's words: «The sky, the sun, the stars and their motion, the air, the water rise and fall to teach us that we should always be moving ».

Anfibia visione


di Francesca Referza

Quella di Daniela d’Arielli è una anfibia visione. La pratica pittorica dell’artista prende le mosse da scatti fotografici subacquei che vengono poi ulteriormente fluidificati attraverso una pittura liquida fatta di pennellate continue ed avvolgenti. Dettagli di oggetti, visuali ravvicinate, angolazioni ardite e accostamenti cromatici accesi, con intensi colori acrilici ed ampie campiture fluorescenti, colpiscono l’occhio rompendo il silenzio subacqueo da cui provengono gli scatti fotografici iniziali. Nel caso della mostra Stile libero, Daniela d’Arielli ha portato a maturazione questo modus operandi realizzando un vero e proprio roof painting. Infatti le sue pennellate subacquee hanno in questo caso riempito la superficie superiore di una stanza della romana galleria Cesare Manzo. Si tratta di una swimming pool come squadernata da sottinsù, la cui completa visione è possibile solo da distesi. Rimanendo per qualche istante sdraiati a terra e facendosi risucchiare dalle curve di colore del soffitto, l’effetto psico-visivo è quello di una lieve oscillazione e vibrazione della superficie dipinta, sensazione simile a quella percepibile in una imbarcazione ancorata in mare aperto. La stessa irregolarità della superficie dipinta, un rettangolo sottoposto ad una leggera strombatura, accentua, fin dall’ingresso nella stanza, la sensazione di alterazione e deformazione della visione per cui, pur essendo riconoscibili alcuni dettagli, le possibilità dello sguardo, sia in senso estetico che morfologico, risultano molteplici. Nel mondo animale la visione del mondo è molto diversa da quella umana. Uccelli, tartarughe e alcuni pesci, in effetti, possiedono quattro tipi di coni, invece che tre come l’uomo. I coni sono recettori che, stimolati dalla luce, producono un particolare pigmento che dà l'avvio ad una serie di reazioni chimiche e stimolazioni nervose, il cui esito finale è la percezione dei colori da parte del cervello. Rompendo la consuetudine ad una visione antropomorfa, Daniela d’Arielli dilata le possibilità del proprio sguardo e ci fa immergere in una zona di intersezione tra reale ed immaginario in cui c’è spazio per un personale bestiario, abitato da strani uccelli, ma anche gatti, pesci, ricci.. più evocati, che effettivamente descritti. I titoli stessi dei 16 disegni in mostra rimandano da una parte alle filastrocche giocose ed ingenue dei bambini (ambarabacciccicocco, vola vola), dall’altra a riflessioni più adulte ed universali (dove stiamo andando, minor question, conseguenze imprevedibili). Lo sguardo di Daniela d’Arielli è dunque più anfibio che antropomorfo, non solo per via dei colori vivaci come note squillanti della swimming pool al rovescio, ma soprattutto per questa visione a metà tra l’estatico e l’onirico dei lavori su carta. La natura anfibia della mostra è sottolineata anche dalla scelta divergente del punto di vista. Lo stesso spazio espositivo viene continuamente messo in discussione: non più acrilici su tela alle pareti, ma acrilici a soffitto e disegni che fluttuano nello spazio naturalmente, grazie alle differenti inclinazioni dei tagli dei tronchi d’albero, tutti di altezze diverse, su cui sono poggiate. Una moltitudine di tronchi d’albero sembrano galleggiare sul pavimento della galleria, come in un ambiente chiuso in cui siano visibili i segni di un allagamento. Sopra i tronchi i preziosi lavori su cui, anche ad una certa distanza, affiorano, come bagliori sull’acqua, insolite luminescenze: squame di pesce dalla cromia delicata, argenti di grafite e il rosso, opaco e denso, del colore acrilico. Anche la materia su cui sono realizzati questi lavori è precaria: semplici supporti di carta di forma quadrata o rettangolare sui quali affiorano piccoli corpi fatti di squame semitrasparenti, minimi segni di grafite, a volte violenti e decisi altre volte incerti, e tracce e macchie più o meno grumose di acrilico di un rosso intenso.. Quello compiuto da Daniela d’Arielli è volutamente un intervento liminare tra sotto e sopra, volto a sottolineare, attraverso la presenza metaforica dell’acqua, la natura amorfa di ciò che ci circonda e dunque l’impossibilità di ‘incorniciarne’ la forma (ed il senso) attraverso la pittura, il disegno o qualsiasi altro mezzo.. In Stile libero il segno dell’artista esce dalla tela per coinvolgere superfici e supporti insoliti e si trasforma fin quasi ad annullarsi del tutto. Presenze zoomorfe delicate, caratterizzate da una fragilità disarmante, ci ricordano che Siamo in cattive acque.

Anfibia visione


by Francesca Referza

Daniela d’Arielli has an amphibious vision. The artist's paintings derive from underwater photographs that become even more fluid thanks to a kind of liquid painting, made of continuous and embracing strokes. Details of objects, close-up views, daring angle shots and bright colour combinations – with intense acrylic colours and wide fluorescent backgrounds – catch the eye, tearing the silence that characterized the original photographs. In her exhibition Stile libero, Daniela d’Arielli enhanced this modus operandi of hers, creating a real roof painting. Indeed, in this case, her underwater brushstrokes filled the surface above a room in the gallery. It looks like an upside-down swimming pool, which is fully visible only lying down. If you lie on the floor for a few seconds and let the colour curves on the ceiling draw you in, the psycho-visual effect is that the painted surface oscillates and vibrates – a sensation that reminds the state of being in a boat at anchor in the open sea. The very irregularity of the painted surface – a rectangle with a slight embrasure – enhances the feeling of an altered and distorted vision as soon as you enter the room: although some details are easily recognizable, the view offers several interpretations – both in terms of aesthetics and morphology. Animals and humans have a very different kind of vision. As a matter of fact, birds, turtles and some kinds of fish have four types of cones, while humans have three. The cones are those receptors that – appropriately activated by the light - produce a specific pigment, starting a sequence of chemical reactions and nervous stimulations, which end up in the perception of colours by the brain. Diverting from the custom of anthropomorphic vision, Daniela d’Arielli expands the possibilities of her eyes and lets us dive into a space between reality and imagination, where you can find a very personal bestiary with unusual birds as well as cats, fish, hedgehogs... recalled rather than actually described. Even the titles of the 16 drawings on display remind of children's playful and naive rhymes (ambarabacciccicocco, vola vola) on the one hand, and more adult and universal thoughts on the other (dove stiamo andando, minor question, conseguenze imprevedibili).Therefore, Daniela d’Arielli's gaze is more amphibious than anthropomorphous, because of this ecstatic and dream-like vision guiding her works. The amphibious nature of the exhibition is also emphasized by the ground-breaking choice of the point of view. The very exhibition space is constantly questioned: no more acrylic on canvas hanging on the walls, but painted ceiling and drawings that naturally fluctuate in the air thanks to the different inclinations of the tree trunks – all different in height – that hold them. Several trunks that seem to float on the gallery floor, like in a closed environment showing the signs of a flood. On top of them, they host the precious works that – even at a distance – show an unusual glow like sparkles on water: delicately coloured fish scales, graphite silver, and the matt and dense acrylic red. Even the material on which these drawings are made is unstable: simple square or rectangular pieces of paper. Daniela d’Arielli deliberately created a threshold between up and down, where the figurative presence of water aims to underline the amorphous nature of what surrounds us and thus the impossibility to "frame" its shape (and meaning) through painting, drawing or in any other way … With Stile libero, the mark of the artist leaves the canvas to involve unusual supports and surfaces and, in doing so, it transforms until it almost totally disappears.

a’mare


Text Daniela D’Arielli
– Text Enzo De Leonibus – catalogue text it/en

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Stile Libero


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Solo exhibition


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Fuori Uso ’06 Altered States


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