Stile libero desc
Stile Libero
Installazione site-specific.
Soffitto dipinto W350xH700 cm; tronchi; disegni con scaglie di pesce, acrilico rosso, grafite su carta W20 x H20 x D4 cm ognuno.
Catalogo ripegabile designed Lara D’Onofrio; testo di Simone Ciglia.
Catalogo handmade pop up per il finissage 64 copie; testo Francesca Referza; performance musicale Alessando Gabini e Andrea Gabriele.
Cesare Manzo Gallery, Rome, 2010.
L’espressione stile libero nella lingua italiana può avere una doppia accezione.
Può indicare un modo, estremamente personale e svincolato, di essere ed esternarsi e si riferisce a forma, ordine, tendenza, tecnica, linguaggio, comportamento, natura, indole, usanza, uso, costume, e così via.
O nella seconda accezione, riferirsi a una tecnica natatoria: lo stile libero.
Questo lavoro si concentra, dunque, sul senso di libera interpretazione dello spazio – e di media differenti – e, nello stesso tempo, sul mio universo formale governato da una metafora visuale liquida.
Doppio è anche il punto di vista. Ho volutamente creato una tensione tra sopra e sotto.
Nell’installazione il punto di vista umano, solitamente collocato sull’asse frontale in relazione alla postura eretta, è teso in due direzioni divergenti, verso l’alto e verso il basso.
Pavimento e soffitto diventano le due superfici ospitanti il lavoro.
Il soffitto dipinto enfatizza la sensazione di trovarsi sott’acqua.
La realizzazione dell’affresco è stata la naturale evoluzione del mio lavoro e mi ha permesso di cambiarne le prospettive pur continuando a concentrarmi nella ricerca sulla naturale distorsione del reale da parte dell’acqua, sulla tradizione pittorica e sul colore come segno, significato e superficie.
Sul pavimento ho disposto, invece, una serie di disegni di un mio personale bestiario, realizzati con scaglie di pesce, matita e acrilico rosso su semplici supporti di carta di forma quadrata.
I disegni sembrano fluttuare nelle restanti due stanze della galleria grazie alle differenti inclinazioni dei tagli dei tronchi d’albero, di altezze diverse, su cui sono adagiati.
Questa moltitudine di tronchi, disseminati nello spazio, sembra a sua volta galleggiare sul pavimento, come in un ambiente chiuso in cui siano visibili i segni di un allagamento.
Lo spazio espositivo è messo in discussione dilatando lo sguardo e immergendosi in una zona di intersezione tra reale e immaginario.
Stile Libero
Site-specific installation
Ceiling painting W350xH700 cm; logs; drawings with fish scales, red acrylic, graphite on paper W20 x H20 x D4 cm each
Foldable exhibition catalougue designed by Lara D’Onofrio; text by Simone Ciglia.
Handmade pop up books for the finissage, limitated edition 64 copies; text by Francesca Referza; music performance Alessandro Gabini e Andrea Gabriele
Cesare Manzo Gallery, Rome, 2010.
In Italian stile libero has two meanings.
It can refer to a highly personal and idiosyncratic way to behave and express oneself and is connected to form, order, tendency, technique, language, character, nature, temperament, tradition, usage, custom, and so on.
It can also refer to a swimming technique: crawl.
Accordingly, this work focuses on the free interpretation of space – and media – and at the same time on my aesthetic form which is governed by a liquid visual metaphor.
The point of view, on its part, has also a double perspective.
I have consciously created a tension between what is above and what lies below.
In the installation the human point of view, usually located on the frontal axis in relation to the upright position is stretched in two divergent positions, upwards and downwards.
The floor and the ceiling thus both become the surfaces on which the work rests.
The ceiling painted blue conveys the feeling of being under water.
The painting of the fresco is the expression of the natural evolution of my work and has allowed me to change its perspectives while retaining the focus of my research on the natural distortion of reality produced by water, on pictorial tradition and on color as sign, as meaning and as surface.
On the floor, I laid out a series of drawings of my own personal bestiary, made with fish scales, pencil and red acrylic, on simple square sheets of paper.
The drawings seem to float into the other rooms of the gallery thanks to the different angles at which the logs have been cut, at different heights.
In turn, this multitude of scattered logs, gives the impression as if they were floating on the floor, as in a closed environment that has been flooded.
The spatial confine of the exhibit is questioned by the expansion of the gaze and by immersing onself in an intermediate zone between the real and the imaginary.
